INTOLLERANZE ALIMENTARI
Impariamo a conoscerle.

Mentre le
allergie colpiscono nemmeno l’1% della popolazione,
le intolleranze alimentari ne abbracciano il 30% . La loro diffusione è legata anche all’
allattamento artificiale precoce, all’uso di tecnologie pesanti nella produzione e nella lavorazione di prodotti alimentari e all’inquinamento ambientale...
Luisa non si sentiva bene. Era sempre affaticata, l’addome gonfio e quel cerchio alla testa che non l’abbandonava...
Eppure gli esami rivelavano un’apparente salute di ferro. Luisa ha scoperto “semplicemente” di essere intollerante ai latticini e la sua vita è cambiata radicalmente dopo averli eliminati dalla sua dieta.
Le intolleranze o ipersensibilità alimentari, sono subdole e
si differenziano dalle allergie alimentari vere e proprie
perché non scatenano gravi sintomi immediatamente dopo l’assunzione di un determinato cibo
e solitamente
non rispondono neppure
ai tradizionali test allergici cutanei. Spesso poi le reazioni non sono nemmeno immediate, ma si presentano anche dopo tre giorni dall’assunzione del cibo incriminato. Le intolleranze dipendono dalla difficoltà o impossibilità dell’organismo a digerire un determinato alimento per una serie di motivi. Adeterminarle possono essere l’introduzione precoce nel neonato del latte vaccino e dei suoi derivati, l’uso di antibiotici, il fatto di aver contratto infezioni virali o batteriche a carico dell’intestino o infestazioni parassitarie intestinali.
Persino gli stress emotivi possono scatenare un’intolleranza.
I
sintomi sono più o meno intensi e vanno dalla
stanchezza alla
cefalea, dai
gonfiori all’addome (soprattutto dopo i pasti) alla
diarrea o al contrario alla
stipsi; anche
pelle secca,
eczemi e
orticaria possono essere campanelli d’allarme, così come
mal di gola o bronchiti ricorrenti.
Malgrado esistano test per le intolleranze alimentari che promettono di verificare la sensibilità dell’organismo nei confronti di centinaia di alimenti, la comunità scientifica riconosce soltanto:
- l’intolleranza ranza al lattosio (latticini);
- l’intolleranza al fruttosio o al sorbitolo;
- l’intolleranza al glutine (pasta,pane,etc..)
QUALI I CIBI ARISCHIO?
Gli alimenti che più frequentemente causano intolleranza sono
latte e
latticini,
lieviti,
frumento,
oli vegetali,
pomodoro,
birra, formaggio stagionato e fermentato, spinaci, funghi, cioccolato, tonno in scatola, fragole, pesce, arance, uova, soia, pesche, kiwi e crostacei.
COME TESTARE LE INTOLLERANZE
Sono a disposizione diversi tipi di test, ma nessuno attualmente riconosciuto dalla Medicina Ufficiale che si affida principalmente a:
- PRICK test per diagnosticare le allergie alimentari. Sulla cute viene posta una goccia contenente la sostanza allergizzante e la pelle viene strisciata. Il segnale di reazione è la comparsa di un pomfo, spesso pruriginoso, sulla pelle.
- il DRIA test si basa sul principio che l’assunzione per bocca dell’alimento al quale si è intolleranti provochi una diminu zione della forza di contrazione muscolare e misura di conseguenza la forza di contrazione muscolare del quadricipite femorale prima e dopo la somministrazione di gocce dell’alimento sospetto. Una diminuzione della forza di contrazione muscolare è indice di intolleranza nei confronti di quell’alimento.
- il VEGAtest si basa sul presupposto che la resistenza elettrica della pelle, misurata in un determinato punto, subisce delle variazioni quando la cute è posta in contatto con cibi allergizzanti. Attraverso un particolare strumento viene misurata la resistenza elettrica della pelle prima e dopo il contatto con un alimento. Solo nel caso ci siano variazioni della resistenza l’alimento è ritenuto dannoso per la persona.
- il test CITOTOSSICO si basa sul principio che i globuli bianchi del soggetto allergico quando posti a contatto con gli alimenti che causano allergia subiscono una modificazione della forma più o meno grave fino ad arrivare alla rottura. Perciò ai pazienti viene prelevato del sangue che viene messo a contatto con una serie di alimenti e tramite un microscopio si osserva il comportamento dei globuli bianchi.
- lo YORK FOODSCAN, la più recente novità, è un test che determina, attraverso un semplice prelievo di sangue, la presenza di particolari anticorpi, le immunoglobuline G (IgG), prodotte nei confronti di più di 100 alimenti. Secondo questo test la presenza di IgG è indicativo di intolleranza alimentare.
- la DIETAAD ELIMINAZIONE è il test sicuramente il più economico. Si può togliere un elemento che si ipotizza possa essere la causa del malessere (per esempio i latticini) per 2-3- settimane e si osserva la reazione dell’organismo.
I test di eliminazione, sotto la sorveglianza di un dietologo, possono essere utili anche nei casi di sospetta allergia ad additivi alimentari (dieta senza additivi), a farmaci (sospendendo l’utilizzo del medicinale) e nel caso di allergie respiratorie (allontanandosi dal posto di lavoro, dal contatto con animali domestici, ecc.)
DALLE INTOLLERANZE SI GUARISCE?
Sicuro, seguendo proprio le diete ad eliminazione. Le eliminazioni parziali o per tempi troppo brevi di un alimento non portano a risultati soddisfacenti, ma producono solo tanta inutile fatica e scoraggiamento. E’ pertanto necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall’assunzione del cibo incriminato, tenendo presente che può essere nascosto in altre pietanze (per esempio il prosciutto cotto può contenere siero di latte).
Autore: Alessia DaCanal