Copertina Luglio- Agosto 2010
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Il dolore intimo

Il dolore intimo non è più un tabù. Dalla Candida alla più complessa Vulvodinia, queste malattie si possono sconfiggere. La prima arma è la consapevolezza.

“Non potevo stare seduta se non per poco tempo”
“il mio trauma risaliva ad una forte botta dopo una caduta dalle scale”... “un calvario fatto di disperazione per non essere creduta”...
Le malattie intime  sono  molteplici, di vario aspetto e natura e per molte persone significano un vero e proprio calvario.
La più famosa  tra   tutte è senza dubbio la Candida, un lievito, la cui specie più importante, Candida albicans, causa infezioni fungine (candidosi) sia in uomini che animali.Generalmente è presente nell’individuo nel tratto gastrointestinale e nella vagina; in  circa il 20% delle donne in età fertile lo stesso alberga nel tratto vaginale  e li rimane confinato finchè le  spore si trasformano in modo virulento: il lievito da “amichevole” diventa  così un insidioso fungo, difficile da eradicare definitivamente.
Può colpire varie fascie di età, da quella pediatrica a quella senile e i fattori che la possono scatenare sono svariati, per esempio una riduzione della flora batterica a causa di antibiotici, pesticidi o altro, assunzione di  cortisonici, antiinfiammatori, terapie immunosoppressive, gravidanza ecc. Certo è che quando il sistema immunitario è poco efficiente il nostro corpo è  più soggetto ad aggressioni esterne.
La candidosi si manifesta con  segni ben riconoscibili come prurito, bruciori, perdite più o meno intense.
Ma ci sono patologie dolorose con sintomi non riconducibili a un piano clinico ben definito che creano per chi le subisce ricadute fisicamente angoscianti. La stessa   Candida  o virus come il  Papilloma, infezioni vescicali (ad esempio la cistite) o batteriche ripetute e una personale vulnerabilità psicologica, possono favorire lo scatenarsi di questo dolore difficile da individuare.
Questo  dolore “immaginario” però esiste ed è stato classificato dalla comunità scientifica con il termine di “VULVODINIA ”, ossia un fastidio vulvare che si presenta come bruciore o indolenzimento di intensità molto variabile (da lieve fastidio postumo ad esempio ad un rapporto sessuale a dolore intenso e ricorrente) senza visibili alterazioni esteriori (o per lo più con semplici arrossamenti vestibolari) .
La sua difficoltà di individuazione crea una serie di problemi non solo fisici: sono tante infatti le  storie  di  donne e non solo, che fanno di questa   sofferenza  un proprio e vero calvario. Il dolore è spesso forte e duraturo, le terapie locali (come creme e gel ) possono dare  solo un piccolo sollievo e per un periodo di tempo limitato.
La persona si trova così a  gestire  la sua  sofferenza fisica ma anche un crescente disagio  psicologico dovuto dalla  difficoltà  sia di  soddisfare  la propria intimità  sia  di non riuscire ad avere  più una vita sociale normale con  l’angoscia continua anche di non essere creduta da chi  non conoscendo il problema lo sottovaluta bollandolo come un “dolore “ di natura psicologica . Anche per  questo il  prof. Ezio Vincenti -direttore della Unità Operativa Complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica presso la ULSS 13 di Mirano-Dolo e Responsabile aziendale dell’“Ospedale senza dolore” oltre che docente dell’Università di Trieste -  ha voluto scrivere un libro che tratta proprio di questo argomento. “Il  dolore intimo, vulvare e perineale” (casa editrice Piccin)  oltre a riportare  con dati tecnici scientifici le varie patologie,  dà voce alle pazienti attraverso le loro dirette  testimonianze. Tutto ciò con l’obbiettivo non solo di dare delle indicazioni terapeutiche, ma anche sollievo psicologico a questa sofferenza.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha fatto progressi nello studio della vulvodinia e nelle relative attività curative; non è possibile indicare una terapia “universale” in quanto è necessario valutare una complessità di fattori fisici e psicologici e personalizzare ciascuna cura considerandone le singole specificità, ma è certamente verificato che questa non è quasi mai una malattia incurabile.
Nei casi più “semplici” è possibile intervenire facendo ricorso ai classici trattamenti per via orale o locali (creme); in altre situazioni invece è preferibile associare alla terapia farmacologica alcune pratiche riabilitative come la elettrostimolazione antalgica per “rieducare” le terminazioni nervose che determinano il dolore o come la stimolazione manuale dei muscoli del pavimento pelvico per favorire il rilassamento della zona vulvo-perineale soggetta a spasmi. Recentemente infine, soprattutto nella cura di forme molto localizzate di vulvodinia, si sono ottenuti risultati molto soddisfacenti applicando la terapia infiltrativa vestibolare – praticata anche dal prof. Vincenti - caratterizzata dall’infiltrazione di farmaci cortisonici e anestetici nelle aree della vulva più ricche di terminazioni nervose.
Ma il primo passo determinante verso una completa guarigione ed una ritrovata armonia interiore rimane comunque la volontà e la determinazione di voler sconfiggere il DOLORE…estirpandolo dal proprio.. INTIMO


CONSIGLI PER LA PREVENZIONE E LIMITAZIONE DEI DISTURBI INTIMI

- Eliminare qualsiasi prodotto irritante e i detergenti intimi aggressivi evitando saponi a Ph acido 
- Ridurre i lavaggi intimi (2 volte il giorno ); un‘eccessiva igiene intima, potrebbe alterare le naturali difese immunitarie vaginali e la flora microbica
- Cambiare frequentemente la biancheria  intima
- Praticare correttamente il nettoyage (lavaggio antero-posteriore)
- Asciugare la zona intima, tamponandola con la salvietta senza sfregare
- Utilizzare biancheria intima di cotone, preferibilmente bianca , non usare salva  slip , collant e body
- Non usare biancheria intima durante la notte per far prendere aria ai genitali esterni
- Non  indossare  con frequenza indumenti molto attillati, soprattutto, se costituiti da un materiale sintetico (nylon o lycra), che contribuiscono ad alterare l’ecosi stema vaginale rendendolo più sensibile. Preferire assorbenti di cotone idrofilo
  100%
- Utilizzare alte temperature  per il lavaggio della biancheria
- Evitare gli sport che comportano uno sfregamento  a livello genitale (spinning, bici, equitazione)
- Limitare l’assunzione di carboidrati e zuccheri.
- Inserire lo yogurt o i fermenti lattici nell’alimentazione quotidiana.
- Aumentare l’assunzione di fibre alimentari.
- È consigliabile lavarsi bene dopo un rapporto sessuale e in caso di malattia utilizzare il profilattico, fino ad accertata guarigione.
- Seguire scrupolosamente le modalità terapeutiche indicate dal ginecologo
Ricordiamo a tutti che le indicazioni  riportate  vengono fornite  al solo scopo informativo e non possono sostituire la consulenza di un medico e che  l’autodiagnosi e l’autoterapia possono essere pericolose.

 


Autore: Qui Risparmio