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VOGLIAMO RISOLLEVARCI

Riflessioni sulla Società e la Politica

Non mi sono ancora ripreso dalla depressione che mi ha generato la campagna elettorale; tuttavia è necessario trovare la lucidità per riflettere e l’ottimismo per continuare a pensare che in questo Paese c’è ancora qualche possibilità di cambiare.

Nelle settimane trascorse si è parlato di tutto e del contrario di tutto ma davvero poche volte si sono sentite cose sensate, poche volte qualcuno ha prospettato ciò che davvero serve per risollevarci da questo declino.

I nostri genitori ci hanno lasciato un Paese che, strappato alla miseria, dispensava benessere, sviluppo, opportunità per tutti.
Ora tanti pensano ancora di vivere in quel Paese, ma le cose sono cambiate e pian piano i nodi dell’essere vissuti come cicale stanno venendo uno ad uno al pettine.

La scuola, la sanità, il modello di sviluppo agricolo e industriale, la pubblica amministrazione e l’organizzazione dello Stato, sono tutti settori come impallati, privi di prospettiva dove, ogni giorno che passa, regna sempre più confusione e tutto questo perché nessuno ha la voglia e la capacità di decidere per non scontentare qualcuno.

Il Paese Italia è fatto di tanti piccoli interessi che confliggono tra loro e la politica non sa scegliere quali interessi devono prevalere, quali sono i migliori e quindi quelli che rispondono veramente ai bisogni della crescita civile e della qualità della vita.

Tutti ci lamentiamo dell’inquinamento ma nessuno di noi ha la capacità di pensare che una parte non tanto marginale di colpa sta anche nei nostri comportamenti.
Quante volte ci ricordiamo di spegnere una luce che non serve, di chiudere un rubinetto o di riempire veramente la lavatrice o la lavastoviglie per consumare meno energia ed acqua?
Quante volte, anziché far quattro passi – cosa che tanto contributo darebbe alla nostra salute – utilizziamo inutilmente l’automobile?
Quante volte nel fare la spesa ci preoccupiamo di comprare ciò che realmente ci serve e ci permette di generare meno scarti e immondizie?

I grandi dibattiti sull’energia e sui cambiamenti climatici poco servono se non c’è la capacità di cambiare la mentalità di noi cittadini.

Mi ha veramente colpito constatare che la parte principale di utilizzo di energia non sta nell’industria, nei trasporti, nell’agricoltura, ma negli usi civili e, allora, è da qui che dobbiamo partire; dobbiamo, prima ancora che pensare se è meglio il nucleare o il fotovoltaico o l’eolico e via discorrendo, entrare nell’ordine di idee di utilizzare meno energia.

Dobbiamo rivedere un modello di sviluppo che ci ha erroneamente convinto, ad esempio, ad avere il riscaldamento autonomo così che, in nome di una presunta libertà, con il riscaldare quando e quanto vogliamo, consumiamo di più, inquiniamo di più, spendiamo di più.

Ho davvero poca speranza che questo nuovo Parlamento sia in grado di compiere una svolta, un cambiamento che permetta di recuperare le energie intellettuali ed economiche per concentrarci sulla soluzione dei problemi davvero urgenti, sulle cose da fare subito senza continuare a perdere tempo in chiacchiere.

Realizzare velocemente un sistema di trasporti che prediliga la rotaia e il mare  sulla gomma, riconvertire le centrali a olio combustibile e a carbone in gas e nucleare; incentivare i cittadini e le organizzazioni a creare consorzi per la produzione di energie pulite; determinare le condizioni per una ripresa ed uno sviluppo dell’agricoltura che ci permetta di curare e coltivare di più il territorio facendo ritornare remunerativo anche il lavoro sulle nostre montagne - i boschi (il legno) devono diventare una risorsa ad alto reddito - ; riformare la scuola per permettere alle nuova generazioni di crescere nella conoscenza e consapevolezza dei giusti valori; mantenere un corretto equilibrio tra fare – creare - produrre e controllare - amministrare – organizzare – chiacchierare; ridurre in tempi brevi il peso della pubblica amministrazione e sottrarre le energie intellettuali a categorie come quelle dei consulenti, dei commercialisti, degli avvocati e dei notai per destinarli a progettare e realizzare ciò che la gente chiede per la qualità della propria vita; considerare che la vera grande soddisfazione e felicità non è quella di avere potere e soldi per sé ed essere circondati di poveri e scontenti ma godere insieme agli altri in una società in cui tutti stanno davvero un po’ meglio; ripensare ad una rifondazione della giustizia dove questo vocabolo riacquisti la dignità ed il significato originario.

Non è più possibile stare in un Paese dove il mobbing è sempre quello del dirigente sul sottoposto, dell’imprenditore sull’operaio e mai invece il contrario; un Paese dove a volte conta meno uccidere piuttosto che non rispettare delle arzigogolate regole della Pubblica Amministrazione.

Tutto questo va cambiato per non consolidare l’idea che stiamo vivendo ormai inesorabilmente non più in uno Stato di diritto.

In questi giorni bisognerà formare rapidamente un Governo e la speranza, quella che rimane, è davvero che sia l’occasione per fare un passetto avanti per non trovarci, tra tira e molla, mediazioni, esigenze di accontentare tutti, nella situazione già conosciuta di far trascorrere il tempo senza che accada qualcosa perché, se così fosse, qualcosa davvero accadrà, ossia lo sfascio totale dal quale sarà poi difficile risollevarsi.
Autore: Davide Cervellin