Documento senza titolo
Documento senza titolo
scarica il giornale
Scarica la tua copia del giornale in formato pdf
 
Mostra nazionale vini Pramaggiore
News Belluno
SIIT3

www.bioepil.net
ROC Tappeti
Goppion Caffè
AXO Sport

LA CARROZZINA

Quinta puntata

L'infermiera di colore che puntualmente alle 8.10 del mattino arriva per lavarlo, mette Paolo di buon umore. Il profumo fresco e i gesti decisi ma non bruschi di lei, lo fanno sentire a suo agio sebbene nudo si debba far manipolare da mani che non ha scelto.
Dopo qualche giorno si era instaurata una certa familiarità complice, ed i momenti con Patricia rendevano il soggiorno in clinica quasi gradevole. Non ha dolori da quando si era destato dal coma e hanno accertato una lesione midollare molto alta che l'ha lasciato paralizzato dalle spalle in giù; gli interventi medico-sanitari hanno lasciato il posto a quelli riabilitativi: fisioterapia, colloqui con specialisti, lavaggi con olii profumati e rilassanti, musica e ore di aria nel grande giardino della clinica con altri sfigati come lui. Patricia è l'unica ragazza nel gruppo degli operatori che lo segue e forse proprio per questo, per quelle sue risatine quando gli butta l'acqua tiepida sulla pancia, per quelle sue mani carezzevoli nell'asciugarlo, lui sta bene in quel tempo passato con lei, che vorrebbe fosse interminabile.
Nella sua stanza era arrivato da pochi giorni Denis, un signore sui quarant'anni di New York, patito delle Harley Davidson, che durante un'escursione domenicale, non avendo rispettato uno stop, era andato a sbattere contro un Pick up e adesso si ritrova anche lui con una lesione che gli ha fatto perdere l'uso delle gambe. Nei momenti di tranquillità dopo il pranzo e dopo la cena, Paolo e Denis si intrattengono in lunghe chiacchierate sulle loro precedenti vicende esistenziali e sulle aspettative, sui sogni futuri. Spesso, durante quelle conversazioni, Denis si lascia andare in un pianto sommesso, preso com'è dalla consapevolezza di non poter più vivere come a lui finora è piaciuto. Non riesce proprio ad accettare di essere costretto su quel letto, su quella sedia a rotelle, di non poter usare più quelle sue lunghe e forti gambe per camminare, per correre, per inforcare la moto, di non poter più tornare all'officina di John a fare il meccanico e aggiustare i motori. Anche Paolo prova un groppo alla gola nel non riuscire a immaginare cosa sarà di lui fuori da quell'ospedale, 'chissà gli amici, chissà se potrò finire gli studi, se potrò aiutare mio padre nei campi, chissà come saranno le mie serate, ma ha ancora senso questa mia esistenza così?'
Anche Denis singhiozzando dice che era meglio morire, "Io voglio morire" quasi grida in un sussulto disperato. L'operatore di turno entra silenzioso nella stanza: "Ehi ragazzi cos'è questa disperazione!" esclama e, avvicinatosi all'armadietto dei farmaci, ne toglie un flaconcino, riempie due bicchieri di acqua, agita rapido il flaconcino e vi fa cadere su ciascuno 15 gocce di un liquido scuro e denso. "Su bevete! Che così vi passano le malinconie". Il bicchiere messo sulle labbra è come una violenza, una camicia di forza che imprigiona il desiderio di libertà, libertà di annullarsi, di non essere, ma poco dopo il sonno cancella ogni dolore, lascia soltanto il respiro a marcare su quei due letti delle esistenze spezzate. Patricia quella mattina ha un profumo nuovo, emana una sensualità che trasforma ogni suo gesto in qualcosa di particolarmente provocante.
China su di lui nella grande stanza da bagno lo sovrasta con quel suo abbondante seno, che quasi trabocca dal camice, sbottonato per il caldo. Paolo prova un grande desiderio, vorrebbe tanto balzare in piedi e abbracciarla, vorrebbe sfilarle quella tunica da ospedale, accarezzarle quelle lunghe gambe e quel suo culetto dalle movenze eccitanti; lei continua il suo lavoro con professionalità e dolcezza, gli lava il viso, gli insapona le spalle, il ventre, si sofferma sui suoi genitali, ponendo attenzione a non fargli male “Che strano! Questo mio coso tra le sue mani rimane moscio! Io che vorrei saltarle addosso e farmela - pensa intensamente Paolo - Chissà quali emozioni indimenticabili potrei avere dentro di lei!”, ma mentre Patricia prosegue le sue operazioni quotidiane, il suo membro rimane assolutamente indifferente ai pensieri, alle carezze, quasi appartenesse a un altro o non ricevesse più gli stimoli del suo desiderio. Paolo non si dà pace nel constatare questa dissociazione tra pensiero e reazione fisica del suo corpo, non riesce proprio a trattenere la domanda: "Ma Patricia, perché quando mi accarezzi il pene, non succede proprio niente?". Patricia esita un attimo, interrompe le sue manipolazioni, lo fissa con un'ombra di tristezza nello sguardo: "Paolo io a queste cose non so rispondere, so solo che per quelli nelle tue stesse condizioni il sesso è un'altra cosa. Ti consiglio di parlarne con il tuo fisiatra quando fai il colloquio settimanale".
Un'altra dura consapevolezza di menomazione, un altro schiaffo brutale a quella vita che non avrà più. Patricia sparisce dalla porta lasciandolo sulla carrozzina, lavato, profumato, fresco, pronto per le incombenze della giornata ad aspettare che l'operatore del tempo libero lo porti giù in giardino, in quella giornata grigia dove il sole è nascosto da uno strato spesso di nuvole che fanno presagire l'imminente arrivo della pioggia. E' quasi il cielo del mattino dell'incidente. Fuori, sotto le grandi betulle, altre sette/otto persone disabili stanno chiacchierando annoiate quando, sospinto dal giovane accompagnatore con la casacca azzurra, arriva anche Paolo. "Che giornataccia, vero!" esclama uno rivolgendosi a Paolo, "Non staremo tanto a prender aria questa mattina!"
"A me sembra" risponde Paolo "che tutte le nostre giornate ormai siano giornatacce!"
"Accidenti che pessimismo!" esclama una signora bionda fino ad allora assorta nella lettura del giornale.
"Ogni giorno che passa" riprende Paolo "mi sembra sempre più difficile accettare di vivere il resto della mia vita inchiodato a questa carrozzina e in balia degli altri!" "Anche se non si è su una carrozzina, si può essere inchiodati e in balia degli altri!" ribatte la signora bionda.
"Mamma che discorsi difficili! Si vede che il cielo è nuvoloso" incalza un ragazzo al suo ultimo giorno di ricovero lì non tanto per la consueta ora all'aperto, ma in attesa di suo padre o sua sorella che lo riportino a casa. "Va beh" riprende Paolo,"vorrà dire che ho la giornata storta, ma intanto anche oggi ho fatto un'altra brutta scoperta: non mi tira più!".
Una fragorosa risata dei presenti sdrammatizza il momento e lascia posto a un'infervorata discussione sulla vita sessuale delle persone disabili, interrotta soltanto quando arrivano gli operatori per l'ora delle fisioterapie. Trascorrono i giorni in clinica e i colloqui col fisiatra, lo psicologo, lo stare insieme a tanti altri come lui danno a Paolo ogni giorno di più, quegli elementi necessari a capire e ritarare la sua esistenza, a farsi un'idea di come potrà essere, di cosa potrà fare. Paolo capisce che il sesso non è più solo un fatto genitale, sarà qualcosa che riguarda la sua testa, la sua mente, potrà comunque provare piacere, desiderio delle donne anche senza quella maledetta mancata erezione. Potrà lo stesso con gli amici fare i discorsi che solitamente si fanno e rendersi interessante e piacevole per le ragazze e magari trovare quella con la quale farsi una sua famiglia.
Potrà anche adottare dei bimbi e vivere il ruolo di padre. Insomma, l'importante è tarare l'esistenza, i progetti e la propria condizione, non perdere mai l'idea che, ciononostante, si possono trovare soddisfazione e gioia a vivere. Un pomeriggio due operatori del centro lo portano con un pulmino a visitare, in un villaggio a una cinquantina di chilometri, una grande farm dove il proprietario è tetraplegico a causa di un incidente sul lavoro. Qui può vedere un grande trattore con la piattaforma modificata che ne permette l'accesso con la carrozzina e la guida con una consolle opportunamente adattata per il movimento del mento e il soffio. Paolo non crede ai suoi occhi e soprattutto non riesce a trattenere la gioia quando lo fanno salire per provarlo e lui, avviato il motore, riesce a fare il giro della corte col grande mezzo rombante. Il proprietario della farm gli illustra come gestisce l'azienda, gli snocciola dati importanti sulla produzione per ettaro di grano, sui costi delle diverse lavorazioni, l'aratura, la sarchiatura, la semina, il diserbo, la mietitura...
gli fa gustare le sensazioni che provava quando ascoltava le conversazioni di suo padre e suo nonno, 'vorrei proprio che mio padre sentisse' pensa, 'anche conciato così l'agricoltore lo posso ancora fare'. Un altro giorno lo portano a vedere un modernissimo ufficio dove tre persone tetraplegiche lavorano concentrate davanti a un grande monitor a cristalli liquidi, controllando gli andamenti della borsa e i flussi finanziari. Al posto della tastiera e del mouse hanno un sensore di spugna che picchiettano con la testa e un microfono con il quale impartiscono comandi a voce. Le carezze di Patricia ormai non gli lasciano più alcuna traccia di tristezza, ormai non vede l'ora di lasciare l'America e di tornare a Bassano.
Quell'America che gli ha tolto una parte importante di vita, ma ha saputo prospettargliene un'altra, ha saputo infondergli delle sicurezze, far crescere di nuovo in lui la consapevolezza di essere un uomo. Finito il pranzo, raccolte le sue cose, salutati gli amici, soprattutto dopo aver promesso ad alcuni di ritornare a trovarli, in quel caldo pomeriggio di luglio, Paolo lascia finalmente l'ospedale su quella sua carrozzina nuova fiammante per avviarsi con il taxi all'aeroporto Kennedy, dove il volo Alitalia per Milano lo sta attendendo. In aeroporto scopre che tutto è più facile di quello che pensava; le procedure, i servizi, sono strutturati anche per quelli in carrozzina come lui. In fin dei conti è un passeggero come tutti gli altri. Può leggere il giornale nell'attesa, bere l'ultimo caffè americano e poi ecco, aperto il gate, un operatore che lo accompagna nell'aeromobile e gli ripone la carrozzina. Per qualsiasi cosa il personale di bordo è a disposizione e quando finalmente sarà a Milano ci sarà qualcuno che lo aiuterà a scendere. Ora sa che finalmente sta a lui ricominciare, ha accanto ancora la forza e l'attenzione di suo padre, ha dentro tanta rabbia, ma anche tanta voglia di godere la vita, di darsi gioie e di essere utile agli altri.
Autore: Davide Cervellin