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L’ ASSESSORE

Quarta puntata

I lavori erano ormai stati pressoché terminati; dopo i muratori, gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami anche la squadra delle pulizie aveva terminato lasciando lucidi i bei pavimenti in legno profumato della palestra, quelli di ceramiche di colori differenti per ciascuna delle diverse stanze a rimarcare le varie attività, così come le ampie superfici vetrate ad arco dei bei serramenti in legno chiaro e ferro battuto. Al centro ormai mancano poche cose, qualche quadro, una pianta qua e là e il collegamento di alcuni computer e poi sarà tutto pronto, persino l'acqua nella bella piscina ovale è profumata e trasparente, mancano solo le carte di autorizzazione all'apertura.
Come sempre la burocrazia è più lenta di qualsiasi altra attività, rappresenta una complessità, una fatica che non ha confronto con qualsiasi altro lavoro, gli uffici sono tanti, i pareri implicano assunzione di responsabilità e la Pubblica Amministrazione è organizzata in maniera che per qualsiasi decisione bisogna riunire intorno a un tavolo tanta gente così che mancando sempre qualcuno si abbia l'alibi per non decidere mai.
Paolo tutti i giorni è costretto ad andare per uffici e sa solo Iddio quante difficoltà deve affrontare visto che gran parte di questi non è accessibile a uno in carrozzina come lui: la burocrazia, infatti, non tiene conto del fatto che anche le persone disabili hanno ahimè bisogno di passare per i suoi ingranaggi.
Giornate intere spese tra un ufficio e l'altro, dislocati in luoghi diversi e già perché le autorizzazioni hanno implicanze comunali, della Asl e tuttavia bisogna anche sollecitare in Regione.
Che barbarie! pensa Paolo Altro che una Repubblica fondata sul lavoro come dice la Carta Costituzionale, per lavorare e far lavorare la gente le complicazioni sono indescrivibili, ben fanno quelli che avendo un po' di soldi, se ne stanno davanti al computer o al telefono a comprare e vendere azioni. Non hanno bisogno di permessi, spesso fanno tanti soldi e pagano poche tasse. Ma il Centro è lì e le attività per il benessere, gli incontri culturali, la riabilitazione o la formazione alla vita indipendente devono poter prendere avvio.
Sono due settimane che Paolo insieme con Laura e Giovanni, con l'ingegnere che ha seguito i lavoro, si sbatte a destra e a manca senza riuscire ad avere 'sta licenza per l'avvio dell'attività. E' difficile programmare, prendere impegni senza questo pezzo di carta, forse bisogna ricorrere alla clientela politica, anche per le cose di tutti i giorni quando si ha a che fare con la Pubblica Amministrazione quasi sempre ciò che dovresti avere per diritto, lo devi elemosinare come favore. Paolo telefona al sindaco, quel sindaco che lo conosce molto bene:
"… sì… forse… aspetta qualche giorno dopo che ho parlato coi miei uffici, intanto prova a sentire anche il Direttore della Asl…."
Paolo telefona al Direttore, altri 'vedremo... aspetta qualche giorno'. Insomma c'è proprio da restare interdetti e incazzarsi e dire che da tempo uno strano animale politico invade il piccolo schermo, campeggia con la sua faccia sorridente da qualche megacartellone stradale e viene fotografato sul palco di convegni d'ogni genere, dove si racconta un sociale che non c'è, si raffigura un Paese improbabile, si promettono paradisi per tutti. Forse pensa Paolo dovrò andare anch'io dall'Assessore, tanto lo devo pure invitare all'inaugurazione del Centro.
Non è facile ottenere un appuntamento con l'Assessore, lui è sempre molto impegnato, servono tante telefonate, giacché in fin dei conti Paolo chi è? Miica rappresenta qualche migliaio o centinaio di possibili elettori, mica è un opinion leader in grado di poter influenzare attraverso i giornali o la televisione la gente, mica è un industriale dal taccuino facile pronto a sganciare una congrua somma per la prossima campagna elettorale. Insomma anche per arrivare all'Assessore per poterlo incontrare e parlargli cinque o dieci minuti bisogna trovare qualcuno che interceda. Finalmente grazie a un importante uomo politico locale, eccoti l'appuntamento. Paolo deve andare fra tre settimane al Centro Servizi della Banca Rurale verso le tredici dove l'Assessore partecipa a una riunione finita la quale Paolo potrà incontrarlo. Che strano! pensa Paolo un'immagine pubblica di disponibilità e attenzione, un uso quasi strumentale delle sofferenze, delle sfighe per apparire. E poi tutta 'sta difficoltà per incontrare la gente!
La realtà è proprio diversa da come appare o si coglie attraverso i media, questi uomini immagine della Seconda Repubblica hanno una caratura umana veramente limitata e quel che è peggio è che accanto ad essa anche lo spessore culturale e il bagaglio dei valori è veramente esiguo. Ma in mancanza dei permessi non mi resta altro che attendere l'incontro…
Le tre settimane scorrono veloci tra i colloqui con le persone che si occuperanno delle varie aree di attività del centro, le riunioni per preparare il programma della giornata inaugurale e la messa a punto degli ultimi dettagli: la dislocazione delle piante, l'attivazione dei collegamenti a Internet, la disposizione dei primi volumi sugli scaffali della biblioteca. Il convegno sul Credito Cooperativo è uno dei tanti che si celebrano da qualche anno a questa parte e pur non riscuotendo un grande interesse in Paolo vale la pena parteciparvi fin dall'inizio per vedere la facce del pubblico e sentire se c'è qualche novità nei discorsi dei relatori. In realtà è Paolo inconsapevolmente per alcuni istanti al centro dell'attenzione di tutti, delle occhiate quasi furtive e interrogative degli uomini importanti sul palco e della gente della platea. In quell'ambiente distante dalla sua città, dal suo paese, dove la gente non lo conosce, si interrogano su cosa ci faccia un disabile grave come lui in quel posto, cosa centri uno sfigato col credito, con l'economia, cosa stia mai lì a fare, ad ascoltare, uno storpio sulla carrozzella tra quella tanta gente per bene, impeccabile negli abiti stirati, nella pettinatura dei capelli, nelle cravatte ben annodate, nel trucco discreto delle signore. Nonostante tutto i convegni sulla disabilità, le questue televisive, le celebrazioni dell'anno europeo, nella mentalità e nella percezione dei cosiddetti sani le persone disabili devono stare in altri luoghi, nei luoghi a loro dedicati, non mescolarsi tra la gente, soprattutto non stare nei santuari del potere. Paolo percepisce su di sé quegli sguardi interrogativi, avverte di rappresentare un momento di rottura, una contraddizione, in quel bel ambiente di benpensanti e forse proprio per questo prova una gioia irrefrenabile nello stare lì, tralascia il sentimento di noia iniziale e ascolta con attenzione quelle chiacchiere dal palco fin troppo superficiali e inutili. E, arrivati alla conclusione, quando il chairman chiede se tra il pubblico c'è qualche domanda, con la sua bella voce calma e chiara, Paolo chiede di intervenire. Parla di economia, della necessità di una riforma radicale del sistema creditizi a supporto di chi innova, di chi costruisce, di chi fa occupazione; parla dell'utilità di ristabilire un rapporto fiduciario diretto tra banca e impresa, abbandonando le tentazioni formalistiche e standard contenute in Basilea Due, illustra la sua visione del risparmio e come lo stesso debba essere orientato a dare linfa al lavoro, agli artigiani e alle imprese che fanno crescere il Paese e non a rimpinguare le tasche dei colletti bianchi della finanza creativa. Parla di valori, di etica, di necessità di moralizzare il sistema, la platea è da prima interdetta, è ammutolita e non può fare a meno alla fine di tributargli un lungo applauso. Quell'handiccapato messo lì in prima fila perché non c'era posto altrove per la sua carrozzina, vera contraddizione in quel luogo, tra quella gente era risultato vero momento di analisi e di rottura dei soliti bla, bla, aveva lui, sì uomo abituato a pensare prima di agire, lanciato degli spunti di riflessione sui quali l'auditorio era stato costretto a porre attenzione e a pensare. Un inaspettato bel biglietto da visita per il successivo incontro con l'Assessore che sbadatamente si era lasciato sfuggire qualche sbadiglio, tanto lui forse era giustificato visto che di economia mica ci capiva. La sala si svuota e mentre gli ultimi personaggi importanti rimangono a crocchi a commentare, l'Assessore scende dal palco si avvicina a Paolo e dice:
"Avevamo un appuntamento, vero?"
" Sì, Assessore" risponde Paolo e presentandosi gli espone il suo bisogno di avere presto la licenza e l'invito a partecipare all'inaugurazione. L'Assessore lo ascolta un po' distratto, con gli occhi socchiusi, attento a vedere se qualcuno degli uomini d'affari ancora in sala lo guarda e non appena Paolo finisce di parlare, dice: "Va bene, vedo di telefonare al Direttore della Asl e al sindaco e penso che tu avrai l'autorizzazione in pochi giorni. Poi chiama domani la mia segreteria per fissare la data dell'inaugurazione compatibilmente con i miei impegni!"
A Paolo non sfugge il tono confidenziale con cui l'Assessore gli si è rivolto, quasi fossero due vecchi amici, è l'atteggiamento amicale dei vecchi democristiani, o meglio è il modo di interloquire della gente con gli handicappati, nel dialogare comune con le persone disabili si usa sempre il tu, come si fa con i bambini, eh già perché le persone handicappate come i bambini non hanno una personalità completa, sono un po' meno delle persone cosiddette normali.
Bah! pensa Paolo questi nostri uomini politici, in quest'epoca miseranda, guastata dalla sola smania di apparire, non serve che pensino, non serve che sappiano, non serve che decidano basta che come le carte moschicide appese d'estate alle travi delle stalle o delle cucine delle nostre vecchie case paterne catturano tutte le mosche, così anche loro coi loro bei faccioni da idioti e le tante promesse gridate ai quattro venti catturino il massimo consenso nei momenti elettorali. Il resto poco conta, se il Paese declina che importa, tanto quelli che decidono sono altri, sono i poteri forti mai sconfitti del Clero, della Massoneria, di un certo mondo industriale, politico e sindacale che non vuole perdere nessun privilegio, di certe lobby che hanno trovato nell'assenza di valori, di regole, di giustizia sociale terreno fertile per il loro protagonismo e ricercano non uomini pensanti, ma uomini immagine da spendere in politica per non perdere il ruolo conquistato.
In uomini come l'Assessore si può leggere la rinuncia di un popolo a voler ancora ricercare benessere, sviluppo, a essere trainante nella ricerca di condizioni di alta qualità per la vita di tutti. Tornando a casa e nei giorni successivi Paolo ha modo di riflettere molto e di pensare che probabilmente 'sta giungendo la sua ora di fare politica attiva, di candidarsi a guidare il movimento per il risveglio delle coscienze, per ridare dignità al pensiero, per nobilitare il coraggio di chi responsabilmente opera scelte e agisce.
Trascorsi pochi giorni dall'incontro con l'Assessore una telefonata dall'Ufficio Tecnico del Comune avverte Paolo che le autorizzazioni sono pronte. Dopo mesi, dopo tanti uffici, tanti incontri, dopo tanti stipendi spesi dalla collettività per assolvere alle questioni burocratiche ecco finalmente che grazie all'intervento dell'Assessore, quasi per miracolo tutto s'è risolto. Paolo non può fare a meno di mostrare il suo fastidio per tutto questo, per questa società così ancora malata per la quale gli anticorpi non si sono ancora formati, quasi che la malattia del clientelismo, del comportamento mafioso come il cancro non abbia ancora trovato gli antidoti e le medicine per curarla.
Ora bisogna rimboccarsi le maniche e organizzare in fretta ma bene l'inaugurazione del Centro, chissà che da esso non possa germinare una nuova mentalità, una nuova cultura di impegno e partecipazione, per riscuotere la gente dal sonno che ci sta ipnotizzando.
Autore: Davide Cervellin