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FESTE PIU’ CARE, MA ALLA TRADIZIONE IN TAVOLA NON SI RINUNCIA



Non sarà un Natale da tirare la cinghia, ma certamente austero sì. I rincari dei prodotti alimentari taglieranno i consumi (meno 2,3 per cento rispetto allo scorso anno), ma faranno crescere la spesa (più 6,5 per cento). E questo anche se non ci saranno acquisti folli e voluttuari come salmone, ostriche, caviale e frutta esotica. Spenderemo di più in virtù dei prezzi in veritiginosa crescita, compresi quelli dei beni di prima necessità, come pane, pasta e latte. La tradizione sarà, però, rispettata e per festeggiare gli italiani spenderanno attorno ai 6 miliardi di euro nella grande distribuzione (56 per cento), nei negozi tradizionali (24 per cento), nei mercatini locali (18 per cento) e acquistando prodotti su Internet (2 per cento). Sono le previsioni elaborate dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, attraverso un'indagine condotta sull'intero territorio nazionale che fa riferimento all'andamento della compravendita nei vari passaggi della filiera agroalimentare e ai dati relativi al commercio estero. A Natale e Capodanno, comunque, gli acquisti saranno all’insegna della tradizione e soprattutto "made in Italy". Come al solito, a trionfare sulle nostre tavole saranno carni, pesce, insaccati, vino e spumanti (su 100 bottiglie vendute, più del 90 per cento saranno di produzione nazionale; il resto sarà in prevalenza champagne). Tra le carni e gli insaccati, i cui acquisti dovrebbero registrare una flessione dell'1,5 per cento, troviamo nella graduatoria delle preferenze -rileva la Cia - polli e tacchini (i cui consumi, dopo il crollo dovuto all'aviaria, sono tornati a crescere, anche se in maniera lieve), cotechini e zamponi, che anche quest'anno toglieranno spazio ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che dovrebbero registrare un calo nei consumi tra il 20 e il 25 per cento). Per la carne bovina e quella di maiale s'annunciano, rispettivamente cali dello 0,8 per cento e del 2,5 per cento. Anche per i formaggi si prevede un Natale "freddo" sotto il profilo dei consumi. Gli acquisiti dovrebbero restare praticamente sui livelli dello scorso anno, quando registrarono una flessione del 3,2 per cento. Un deciso calo si prospetta anche per pane e pasta. Le flessioni (oltre il 10 per cento) delle quotazioni internazionali dei cereali, registrate in queste ultime settimane, non hanno fatto diminuire i prezzi al dettaglio e questo comporterà una riduzione da parte delle famiglie che già hanno "tagliato" i consumi di questi prodotti. La diminuzione per le feste di Natale dovrebbe attestarsi attorno al 6 per cento per il pane e al 6,5 per cento per la pasta. Oltre ai tradizionali dolci delle feste di fine anno (panettoni, torroni, pandori), i cui acquisti dovrebbero registrare una flessione a causa dei prezzi cresciuti tra il 6 e l'8 per cento, spazio nei menù natalizi lo troveranno molti prodotti tipici delle nostre terre, anche fatti in casa. Complessivamente, però, si dovrebbe avere un calo del 3 per cento.
Particolare attenzione ci sarà per i tantissimi prodotti legati al territorio, che costituiscono un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo Dop, Igp, Doc e Igt, ma anche quelli che hanno una lunga tradizione. C'è, infatti, sempre più una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di "nicchia" che possono essere acquistati nei tantissimi mercatini che verranno allestiti dagli agricoltori nei prossimi giorni, in particolare nelle zone rurali. Con la vendita diretta, i prezzi dovrebbero risultare decisamente più bassi rispetto ai centri commerciali e ai negozi delle città. Acquistando in questi mercatini si può anche risparmiare tra il 10 e il 15 per cento. Un'altra nota stonata -afferma la Cia- è rappresentata dalla frutta e dalla verdura che dovrebbero registrare anche quest'anno un calo negli acquisti di circa il 4,5. Questo, purtroppo, conferma il trend al ribasso consolidatosi lungo l'anno. Causa principale i rincari, troppe volte ingiustificati, registrati al dettaglio e all'ingrosso, mentre sui campi l'andamento è completamente inverso con una flessione dei listini praticati dai produttori agricoli tra il 2 e il 4 per cento. In calo anche la vendita di frutta secca e legumi; addirittura in picchiata è la frutta esotica (tanto ricercata negli anni passati) che dovrebbe avere una diminuzione superiore al 20 per cento. Bene, invece, i vini (soprattutto i rossi), i cui prezzi prezzi però, vista la scarsa vendemmia, dovrebbe aumentare tra il 2 e il 3,5%.

Ma i mercatini convengono davvero?

Solo per i profumi che inebriano l’aria fresca dell’inverno, il gioco, come si suol dire, già vale la candela. Le bancarelle con i prelibati prodotti gastronomici del nostro Paese, rappresentano ormai una piacevole realtà nei momenti di festa, nelle piazze delle nostre città. Qui si può trovare di tutto: vini, olio extravergine di oliva, formaggi, salumi, olive di tutte le fogge, legumi e frutta secca. Tutti prodotti legati al territorio, ma anche a denominazione d'origine: si va dal Prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal Culatello di Zibello alla Soppressata di Calabria, dallo Zampone al Cotechino di Modena, dallo Speck dell'Alto Adige al Lardo di Arnaud della Val d'Aosta, dal Gorgonzola al Parmigiano Reggiano, dal Grana Padano al Pecorino Sardo, dalla Lenticchia di Castelluccio ai Capperi di Pantelleria, fino al pane casereccio di Genzano e diAltamura, venduto in filoni da guinness dei primati. Tanti profumi, tanto sapore, finiscono per “commuoverci” , anche perchè sembra aumentare, tra gli italiani, la ricerca di prodotti legati a tradizioni locali secolari. Ed è davvero difficile tornarsene a casa a mani vuote, anche perchè i commercianti ci sanno fare e spesso ci convincono ad acquistare i loro prodotti a suon di assaggini. C’è chi si è specializzato nel tour dell’assaggio e magari se ne torna a mani vuote. Chi invece acquista, pagando anche queste estemporanee quanto efficaci operazioni di marketing. Perchè i prezzi in questi mercatini non sono sempre “una passeggiata”. Consapevoli di quanto si pagano gli stessi prodotti nei negozi specializzati di gastronomia, si possono fare ottimi affari, trattando sul prezzo o sulla quantità. Capitolo a parte i mercatini con i prodotti biologici dove, nonostante i prezzi più alti, si possono fare buoni affari, acquistando ad esempio delle buonissime noci a 6 euro al chilo, tanto quanto si pagano in negozio, un barattolo in vetro di passata di pomodoro con basilico ad un euro, uova biologiche a 30 centesimi l’una, un chilo di mele a 1 euro e 30.

Bollicine Made in Italy e Made in Veneto

Una bottiglia di champagne resta ancora il simbolo del lusso per buona parte degli Italiani, che ignorano, forse, come all’estero si preferiscano sempre più le nostre bollicine a quelle più blasonate e costose francesi. Nonostante i consumi stagnanti, sarà comunque un Natale con il botto per lo spumante italiano, che registra un aumento record del 24 per cento nelle vendite all’estero. Ad affermarlo è la Coldiretti, sulla base dei dati relativi alle esportazioni di spumante italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2007. I record fatti segnare dall'euro sul dollaro e sulla sterlina non hanno fermato, insomma, non hanno fermato spumante Made in Italy con oltre 120 milioni di bottiglie spedite all'estero. I nostri prodotti sono cresciuti soprattutto in Germania (+ 20 per cento) e negli Stati Uniti (+ 9 per cento), rispettivamente il primo e il secondo cliente dello spumante italiano con oltre un terzo delle vendite estere. Al terzo posto si classifica il Regno Unito dove le spedizioni sono aumentate addirittura del 69 per cento, mentre una tendenza estremamente positiva si registra anche per la Spagna con un balzo del 34 per cento e per la Francia con un incremento del 13 per cento, nonostante la concorrenza diretta. Una competitività che è confermata anche dal fatto che negli Stati Uniti e in Svizzera l'Asti e il Prosecco hanno superato la quota dello Champagne, secondo il Forum degli Spumanti. Il trend di crescita è sostenuto soprattutto dal nostro Prosecco che è diventato sempre più ambasciatore anche per altri spumanti nazionali. Il successo degli spumanti italiani - secondo la Coldiretti - si conferma anche a livello nazionale, dove lo champagne rappresenta solo il 2 per cento delle bottiglie acquistate dagli italiani per i brindisi di fine anno. La netta vittoria della produzione italiana è da attribuire al migliore rapporto qualità/prezzo rispetto al concorrente d'oltralpe, nonostante i prezzi dello spumante abbiano subito un aumento del 4,1 per cento nei primi otto mesi del 2007 secondo i dati Ismea Ac Nielsen.

Non per farvi andare di traverso pranzo e cena, ma... FACCIAMO DUE CONTI ANCHE CON LE CALORIE DELLE FESTE

Se volete stare più leggeri, un menù a base di pesce è la scelta migliore, anche se crostacei e molluschi non sono proprio un toccasana per il colesterolo (meglio comunque di un mix di salumi). Attenzione agli antipasti: sono preferibili quelli sott’aceto che quelli sott’olio, una vera e propria bomba calorica. Insalata russa, mostarda, salse e stuzzichini, costituiscono un “attentato” alla linea, così come i vari brindisi che normalmente non si contano in un pasto. Quotidianamente, attraverso i tre pasti giornalieri, assumiamo circa 2000 kcal.
Con il cenone di fine anno il conto rischia di sfuggire di mano:
aperitivo alcolico = 100 kcal
due tartine = 150 kcal
gamberetti in salsa rosa = 300 kcal
primo piatto con crostacei = 500-600 kcal
capitone stufato = 660 kcal
due cucchiai di maionese = 200 kcal
2 bicchieri di vino = 200 kcal
una fetta di panettone = 450 kcal
un bicchiere di spumante = 30-40 kcal.
Fanno già 2600 kcal, ma chi rinuncia al pane, alla frutta secca, ad un pezzetto di torrone? E alle beneauguranti lenticchie? (una porzione sono 220 calorie). Per la cronaca, zampone e cotechino fanno rispettivamente 540 e 500 a porzione. Giocando a tombola chi non “spilucca” un paio di datteri, un cioccolatino, noci, mandorle e arachidi...
Qualche calcolo vi sarà utile:
6 quadretti di cioccolato = 150 kcal;
4 pezzetti di torrone = 170 kcal;
5 datteri = 100 kcal;
3 olive = 35 kcal;
3 noci = 100 kcal;
1bicchierino di superalcolico = 40-75 kcal Il nostro consiglio?
Fate i vostri calcoli, godete dei piaceri della buona tavola e della compagnia, ma non dimenticate di tornare presto “a regime”, perchè anche a suon di avanzi, i chili aumentano in breve tempo. Meglio sarebbe qualche giorno di dieta prima delle feste. E poi ancora a stecchetto. Perchè poi c’è Carnevale...
Autore: Qui risparmio