Novembre 2008
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A TUTTO GAS

Il meccanismo è più o meno questo: “Vado in campagna a comprare del vino: vuoi che ne compri una damigiana anche per te?”
La cortesia che si usa spesso tra vecchi amici per risparmiare e per bere il ‘vin de casada’, può essere estesa sistematicamente al resto della spesa, con lo stesso presupposto: mangiare cibi più sani, meglio ancora se biologici e spendere di meno perchè i prodotti non devono passare di mano in mano per il trasporto, il confezionamento, la vendita all’ingrosso, quella al dettaglio...
Poi, come dice il proverbio, l’unione fa la forza. Come mai la grande distribuzione riesce a proporre dei prodotti a prezzi vantaggiosi rispetto al piccolo negoziante? Perchè ne acquista all’origine un quantitativo maggiore, riuscendo proprio per questo a strappare il prezzo migliore. Su piccola scala il paragone calza anche per i GAS, i gruppi di acquisto solidali.  
Non è difficile crearne uno, ma presuppone una certa organizzazione. Prima di tutto l’individuazione di un gruppo di amici, parenti, colleghi di lavoro, condomini, che abbia lo stesso obiettivo e che sia disposto ad investire anche del tempo in questo progetto.
Si può nominare un capo GAS, ma anche organizzare a turno la spesa settimanale.
Si individua l’azienda agricola più vicina e più a buon mercato e si possono stabilire delle condizioni convenienti nel caso si diventi clienti fissi. Certo bisogna adattarsi, acquistare perlopiù prodotti di stagione e fidarsi del produttore e di chi va a fare la spesa per noi. Se si brancola nel buio, si possono contattare i produttori attraverso il sito dell’Aiab (www.aiab.it) che propone l’elenco dei gruppi di produttori certificati per regione e i numeri per contattarli, oppure ci si può rivolgere alla Coldiretti o alla Cia della propria città dove eventualmente chiedere di qualche consorzio di produttori coscienziosi, anche se non provvisti di certificato biologico. Una volta stabilito il contatto, ciascuno stila la lista della sua spesa settimanale, poi a turno si va a ritirarla, o ci si accorda con i produttori per ricevere la merce in un luogo definito, che può essere il condominio come il parcheggio aziendale. Si può comprare un po’ di tutto, dalla frutta alla verdura e ancora carne, latte, pesce, pane, con un unico limite: la cosiddetta filiera corta è legata solo ai  solo prodotti di stagione e del territorio. Molto più semplice, se non si ha molto tempo da dedicare all’organizzazione del GAS  partecipare ai gruppi di acquisto più istituzionalizzati, attraverso i quali si possono ordinare anche confezioni standard, che verranno poi ritirate in un giorno prestabilito. Si calcola che in Italia 30 famiglie facciano la spesa in questo modo, puntando sulla qualità, risparmiando fino al 30 % e dando una mano all’ambiente, se è vero che la Coldiretti del Veneto ha calcolato che ogni famiglia consumando prodotti locali e di stagione, può abbattere fino a 1000 chilogrammi di anidride carbonica. Ad esempio la carne argentina che viaggia per 11000 km, brucia quasi 7 chili di petrolio, liberando quasi 21 chili di anidride carbonica. Una realtà partita timidamente quella dei GAS (e che rappresenta sempre una piccolissima parte dei consumatori) ma che in tre anni si è quasi triplicata: i gruppi sono passati da 150 a 400. Ce ne sono di ogni dimensione; da quelli a carattere famigliare, che coinvolgono quattro-cinque nuclei, a quelli più collaudati e articolati come la “Retina” della Brianza, che raccoglie oltre 600 famiglie e quattro volte l’anno si fa arrivare dalla Sicilia arance ed olio da un produttore di Agrigento, per oltre 300 quintali di merce che viene stoccata in un  magazzino messo a disposizione da un socio del GAS (lo stoccaggio delle merci, in realtà, è proprio il principale problema dei gruppi più numerosi). Le arance vengono a costare 70 centesimi in meno al chilo rispetto al supermercato. Fin qui i prodotti più tradizionali, ma ci sono gruppi che si sono dotati persino di  un mulino per la produzione del pane ed altre che “fabbricano” da sè persino il detersivo. A questo proposito, nel “pensiero bio” bastano pochi gesti, semplici ed efficaci per risparmiare:
1) eliminare i prodotti superflui;
2) Prepararsi degli spruzzini con acqua e aceto o con acqua e acido citrico o con acqua e bicarbonato.
3) I panni in microfibra sono l’ideale per la pulizia: asciutti per spolverare, bagnati per pulire e sgrassare.
4) Uutilizzare acqua calda  che potenzia qualunque tipo di lavaggio e detersivo.
5) Lasciare agire qualche minuto i detergenti e i disinfettanti prima di rimuoverli.
Al di là di questi che sono solo semplici consigli, non si tratta in alcun caso di attività lucrose: il carattere dei GAS è associabile alle No Profit. Certo, il giro d’affari è considerevole, tenendo conto che ogni famiglia spendemediamente 1800 euro all’anno e molte attività sono nate proprio in funzione dei GAS. C’è ad esempio chi coltiva il grano biologico in terreni di conversione, con il quale produrre la farina che servirà a fare il pane. A Novara, invece, sta nascendo una cooperativa tessile specializzata in filati biologici con i quali si realizzano felpe e capi di intimo per uomo, donna e bambino. Nei mercatini del biologico, per la verità questo tipo di mercanzia  è già presente: cotone, lino, canapa, lane (provenienti da allevamenti biologici) colorate naturalmente e pensate anche per i soggetti allergici; purtroppo anche i prezzi, al momento, sono di nicchia, dato che il costo medio di un prodotto realizzato con sistema biologico è di circa il 30 o 40 per cento in più. In Internet, tuttavia, è possibile acquistare dei capi a prezzi accettabili da alcune aziende specializzate, attraverso il sito www.cercanatura.it. Se la distribuzione locale e diretta è la migliore forma di risparmio nel settore biologico, la dimensione globale può riservare piacevoli sorprese. In Internet si possono cercare le offerte migliori, acquistare ad  esempio l’olio d’oliva umbro direttamente dalle aziende agrituristiche. Ma anche dall’Alto Adige si registrano 1.400 consegne a domicilio ogni settimana di frutta e verdura biologiche ordinate online al sito www. bioexpress. it.Il target dei clienti è la famiglia media con i genitori e 2 bambini, un´educazione e un lavoro medio alti, ma funzionano molto bene  anche le borse dei single con 3-4 chili di merce a 12 euro.  

 

IL MERCATINO ANCHE IN VACANZA 

A Jesolo, ogni mercoledì fino ad agosto, il mercato agricolo a due passi dal mare

Nella città dove si fa la cresta anche sulle bustine dei Gormiti (3 euro anzichè i 2 e 50 consigliati dal produttore) e dove fare la spesa costa mediamente di più (come accade spesso nelle località di vacanza), si sentiva proprio la mancanza della vendita diretta di prodotti agricoli. “La spesa in piazza”, così si chiama l’iniziativa proposta dalla Coldiretti di Venezia e dall’Amministrazione comunale di Jesolo, ha degli orari pensati appositamente per chi è in ferie: ogni mercoledì, dalle 17 alle 23 sarà possibile incontrare i produttori in Piazzetta Casa Bianca. L’iniziativa sarà realizzata grazie alle aziende agricole che aderiscono al progetto ‘Campagna Amica’. In primis ci saranno i produttori degli ortaggi che si coltivano sul litorale jesolano, prodotti di grande qualità per la particolare tipologia del terreno. Ma sarà possibile acquistare anche carni insaccate, formaggi, miele, sott’oli ed altre leccornie. Il successo dei farmers market è legato alla qualità dei prodotti portati in piazza, ma anche ai prezzi. Dev’esserci la convenienza da parte del consumatore, perchè diventino una piacevole abitudine. A proposito di turismo, la Toscana primeggia per il più alto numero di agriturismi (un quarto del totale nazionale) ed aziende con vendita diretta, seguita dall’Emilia Romagna. che emerge per il maggior numero di mense, ristoranti e fattorie didattiche. Ma il maggior numero di negozi specializzati, di gruppi di acquisto e di mercatini si registra in Lombardia, seguita a ruota da Piemonte e Veneto. La medaglia d’oro del biologico “virtuale” va invece al Sud, dove si registra il più l’elevato numero dei siti di e-commerce, il 40 % del totale. Sono soprattutto Puglia e Sicilia a vendere on line olio, agrumi e vino. Nella classifica a province elaborata per la prima volta dal Rapporto Bio Bank (banca dati sul biologico) è Siena a guadagnarsi quest’anno il titolo di regina del biologico. E con Siena, le province di Grosseto, Pesaro-Urbino, Forlì-Cesena e Perugia che caratterizzano il centro Italia come area di propulsione del bio.  In queste cinque province si concentra il maggior numero di operatori censiti a fine 2007 da Bio Bank, in rapporto al numero di abitanti (numero di operatori bio ogni 100.000 abitanti, secondo il censimento Istat 2001). 


Autore: Qui Risparmio