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CINQUANTENNI

Non ci sono più gli uomini di una volta!” La frase che gira spesso nelle discussioni femminili è diventata un luogo comune. Ma può essere che anche in tempi più remoti la sensazione fosse la stessa. Il genere umano infatti è in perenne trasformazione: cambiano abitudini, ritmi di lavoro, rapporti sociali e aspettative di vita.
Il 40/50enne di oggi è diverso da quello del secolo scorso e sempre più spesso lo standard è quello dell´uomo non più giovane, ma giovanile. Il capello imbianca ancora, la ruga marca i tratti come una volta, ma i segni del tempo che passa non sono più sinonimi di decadenza. Se abbinati ad una buona forma fisica, questi particolari non stonano e i più bravi riescono anche trasformarli in valore aggiunto. E così in giro si vedono sempre più ex ragazzi con il loro repertorio casual fatto sì di vestiti, giacche trendy e scarpe alla moda, ma anche di capelli sbarazzini (se ancora presenti), scooter e i-pod. Situazione ben diversa dalla “mezza età” percepita un paio di generazioni fa.
Ultimamente però c´è una lettera dell’alfabeto che ha turbato la generazione degli ex ragazzi. La lettera è la U e serve per descrivere l’andamento della felicità. Almeno questo è ciò che sostengono sulla rivista internazionale Social Science e Medicine dove un gruppo di esperti ha raccolto un’enorme mole di dati a livello mondiale (due milioni di soggetti esaminati) relativi allo stato umorale delle persone nell’arco dell’esistenza. La disamina successiva, curata da David Blanchflower del Darmouth College negli Stati Uniti e da Andrew Osvald, suo collega dell’Università di Warwick in Gran Bretannia, ha evidenziato la curva umorale, sorprendentemente comune a tutte le etnie e gli stati sociali.
La soglia critica si raggiunge, per l’appunto, intorno ai 40-44 anni, che ormai è da cosiderare il giro di boa anagrafico della vita. Una virata che non sembra affatto facile da effettuare, per nessuno. La crisi infatti accomuna tutti, più o meno intensamente, a prescindere dalle condizioni economiche: “Ricchi o poveri, uomini o donne, singles o sposati con figli, non fa differenza, l’effetto “U” accomuna tutti - sostiene Oswald - e solo dopo i 50 le persone riemergono dal periodo nero e tornano finalmente a sorridere”.
Con tutta probabilità la causa psichica di questo fenomeno sociale deriva dalla linea che si tira, consapevolmente o meno, a quest’età. Un bilancio complessivo che non soddisfa la netta maggioranza delle persone e una consapevolezza che da quel momento in avanti non ci sarà più il tempo per rimediare davvero, per ricominciare o quantomeno per dare una drastica sferzata.
Il rischio è probabilmente più accentuato nel nostro mondo occidentale e iper competitivo. Analizzando l’universo maschile, in particolare, il risveglio sembra quello causato da una secchiata d’acqua. E la discesa improvvisa dal letto rischia di generare un botto doloroso. Ci si ritrova a guardare la Playstation 3 ufficialmente regalata al figlio ma intimamente solo prestata, e capire che il tempo passa e che è ora di smettere di distruggere robot su mondi sconosciuti. Ci si trova ad aprire le istruzioni del nuovo telefonino realizzando che, inutile prendersi in giro, wap, umts, compact flash, roaming, sono termini che ci costringono a imparare ma che in fondo non avremmo mai voluto farlo.
Per altri il risveglio avviene guardando il proprio riflesso davanti allo schermo del computer appena spento dopo un viaggio in chat, fenomenale espediente per nascondere la propria età, ma che si limita al mondo virtuale. Il ritorno alla realtà, allo specchio e ai problemi contingenti può essere un risveglio amaro. Anche nel mondo lavorativo siamo in un periodo di transizione. Da una realtà che si divideva in due - posto fisso o libera professione - si sono sviluppate un’infinità di sfaccettature prima che la società fosse davvero pronta ad accettarle. E così, in questo periodo “di mezzo” di trasformazione sociale, perdere il lavoro dopo i quarant’anni può portare ad una crisi vera, profonda, prima psicologica che economica. Perché la natura umana ha bisogno di tempo per adeguarsi alle novità, ma di tempo non ce n’è più.
Superare questa fase non è semplice, ma i nostri esperti sono convinti che, almeno nella maggioranza dei casi, la situazione si risolve da sola. Basta aspettare. Infatti dai cinquant’anni in poi la curva a “U” comincia a risalire, la visione della vita cambia, insomma si prende tutto con più filosofia e alle volte si arriva raggiungere traguardi inaspettati. Forse a quel punto si potrà tornare a giocare tranquillamente con la Playstation del figlio (o del nipote), questa volta predendola in prestito davvero e senza remore.
Autore: di Andrea Checconi Sbaraglini